🏛 Cotto Toscano
Il pavimento artigianale per eccellenza: argilla cotta, porosa, calda, che invecchia bene e si può rigenerare.
Il cotto toscano è un materiale artigianale ottenuto dalla cottura ad alta temperatura (950–1100 °C) di argille locali ricche di ossidi di ferro. Ogni mattonella è unica per colore e texture, con sfumature dal giallo sabbia al rosso mattone profondo. La porosità residua, che in altri materiali sarebbe un difetto, è ciò che gli dà il calore al tatto e la capacità di assorbire i trattamenti protettivi.
Il cotto grezzo viene consegnato direttamente dall'essiccazione post-cottura, con la massima porosità e il colore più vivace: va trattato in opera. Il cotto anticato subisce un trattamento meccanico o chimico che simula decenni di usura naturale, con bordi smussati e superficie vissuta. Il cotto trattato arriva già impregnato con oli e cere naturali che ne riducono la porosità e semplificano la manutenzione.
Sì, nella versione frost-proof (antigelo). Le piastrelle per esterno vengono cotte a temperature più elevate (1050–1100 °C) con impasti formulati per portare l'assorbimento d'acqua sotto il 3%, il che garantisce la resistenza ai cicli di gelo e disgelo. Sono adatte per portici, logge, pavimentazioni da giardino e terrazze esposte.
Si usano adesivi cementizi C2 TE secondo la UNI EN 12004, ad alte prestazioni e con tempo aperto esteso. Prima della posa le mattonelle vanno bagnate abbondantemente: il cotto è molto assorbente e, se posato asciutto, beve l'acqua dell'adesivo prima che questo faccia presa, con il risultato di un incollaggio che cede nel tempo. È l'errore più comune su questo materiale.
Sì, ed è anzi uno dei materiali migliori: la sua massa termica assorbe il calore lentamente e lo restituisce in modo uniforme anche a impianto spento. Conviene restare su spessori non superiori a 2,5 cm per non penalizzare la trasmissione, scegliere la versione trattata con oli naturali e riaccendere l'impianto in modo graduale dopo la posa.
La pulizia ordinaria si fa con acqua tiepida e detergenti neutri a pH 7, evitando in modo assoluto i prodotti acidi, che aggrediscono sia il cotto sia le fughe cementizie. Ogni 2–3 anni è consigliabile una manutenzione straordinaria: pulizia profonda, eventuale ripresa delle fughe e nuova applicazione di cera o olio protettivo. È un pavimento che chiede attenzione, ma in cambio si rigenera invece di consumarsi.
Perché il cotto è trafilato a umido e l'argilla, asciugando e cuocendo, ritira: non della stessa identica quantità in ogni pezzo, perché non è identica l'umidità di partenza né la posizione nel forno. I produttori lo mettono nero su bianco nelle condizioni di vendita: per il materiale trafilato a umido dimensioni, calibri, tonalità e pesi sono indicativi. Non è un difetto di lavorazione, è la ragione per cui un pavimento in cotto ha l'aspetto che ha — un cotto perfettamente calibrato e monocromatico sarebbe un gres effetto cotto, che infatti esiste ed è un'altra cosa.
In posa questo si traduce in tre accortezze: tenere una fuga più generosa che nel gres, perché è lei ad assorbire la differenza di misura; mescolare le mattonelle pescando da più scatole insieme invece di svuotarne una alla volta, così le variazioni di tono si distribuiscono sul pavimento anziché formare chiazze; e stendere a secco qualche metro quadro prima di incollare, per vedere l'effetto d'insieme. Se il posatore lavora abitualmente solo il gres, vale la pena dirglielo prima.
Buona parte del cotto tradizionale non arriva in mattonelle già singole, e non è un errore di preparazione: arriva in blocchi che si dividono in cantiere. Riguarda la serie Cotto tradizionale arrotato e i Sestini e Tozzetti — nel nostro catalogo sono 87 articoli. Il materiale «da separare» è unito e va diviso a mano; quello «scatolato multiplo» ha già una pre-incisione, cioè un solco inciso sul retro che guida la rottura nel punto giusto.
Servono due sole attrezzature: un ceppo di legno o di gomma rigida e un martello da carpentiere. I gesti sono due, e si scelgono in base al pezzo. Sui pezzi senza pre-incisione — pavimento arrotato da separare, sestini Cottofine e Gaiole — si impugna il pezzo, lo si tiene inclinato a 45° e lo si batte sul ceppo. Sui pezzi con pre-incisione — scalini, battiscopa, cimase, sestini Strada e Greve — si colpisce il retro in corrispondenza del solco con il martello da carpentiere, e poi si eliminano i residui rimasti. Il battiscopa si divide in due tempi: dal blocco da quattro pezzi si ricavano prima due blocchi da due, e solo dopo i singoli.
Due avvertenze che fanno la differenza fra un pezzo diviso e un pezzo rotto: il colpo si dà sempre dal retro, mai sulla faccia a vista, e il ceppo dev'essere quello indicato — legno o gomma dura — perché su uno spigolo metallico il cotto si scheggia invece di aprirsi lungo il solco. Se il posatore non ha mai lavorato l'arrotato conviene dirglielo in fase di preventivo: su questi articoli la separazione è parte del lavoro di posa, va messa in conto nei tempi, e non è un imprevisto da scoprire il giorno della consegna.
◧ Gres Porcellanato
Il materiale più versatile dell'edilizia moderna: compatto, impermeabile, resistente, in qualunque formato e finitura.
Il gres porcellanato nasce da impasti depuratissimi cotti a 1200–1300 °C: è compatto, con assorbimento d'acqua inferiore allo 0,5% (gruppo BIa della UNI EN 14411), adatto ovunque. La ceramica in monocottura o bicottura è più porosa e si usa soprattutto a rivestimento. Il klinker è estruso ed extradura, con assorbimento minimo e resistenza eccezionale agli agenti atmosferici: è il materiale degli esterni e dei gradini.
Sono due scale diverse. Il PEI (da 1 a 5, prova ISO 10545-7) misura la resistenza all'abrasione della superficie smaltata: PEI 3 basta per una casa, PEI 4–5 serve per negozi e locali pubblici. La sigla R (metodo DIN 51130, da R9 a R13) misura la scivolosità con calzatura: R9 per interni asciutti, R10–R11 per bagni e zone esterne coperte, R12–R13 per bordi piscina e cucine professionali. Per i piedi nudi bagnati si usa invece la scala A/B/C (DIN 51097).
Servono almeno 4–5 cm di massetto cementizio stagionato, che salgono a 6–8 cm in presenza di riscaldamento a pavimento. Il massetto deve essere planare entro 2 mm su 2 metri, completamente maturo (circa 28 giorni) e con umidità residua sotto il 2%. Sulle grandi lastre la planarità conta ancora di più, perché un fondo irregolare produce dislivelli fra una piastrella e l'altra.
Sì, ed è una delle soluzioni più usate in ristrutturazione perché evita la demolizione. Il pavimento esistente deve essere ben ancorato, senza piastrelle staccate, sgrassato a fondo e trattato con un primer aggrappante, perché una superficie ceramica non è assorbente e l'adesivo da solo non farebbe presa. Va poi verificato l'innalzamento di quota rispetto a porte e soglie.
Sì. Le lastre da 20 mm sono nate proprio per questo: si posano su ghiaia, su erba o su supporti regolabili, senza colla e senza massetto. È la soluzione più rapida per terrazze e camminamenti, ed è completamente reversibile: la pavimentazione si può smontare e rimontare altrove.
Il passaggio che fa la differenza è la pulizia di fine cantiere con un disincrostante acido tamponato, che rimuove il velo di cemento lasciato dalle fughe. Se non viene fatta, il pavimento resta opaco e sembra sporco per sempre. Dopo, basta un detergente neutro: il gres non assorbe, non si macchia e non richiede trattamenti protettivi.
▦ Klinker
La ceramica estrusa più dura: esterni, gradini, scale e pavimentazioni che devono durare decenni.
Il klinker è una ceramica estrusa — l'impasto viene spinto attraverso una trafila invece di essere pressato — e cotta fino a quasi vetrificarsi, fra 1100 e 1300 °C. Il risultato è un corpo densissimo con assorbimento d'acqua sotto il 2% e una durezza superiore a quella del marmo. Il nome viene dal suono metallico che due pezzi fanno quando si urtano.
No, ed è la ragione principale per cui lo si sceglie. L'assorbimento d'acqua bassissimo significa che nei pori non entra abbastanza acqua da poter gelare ed espandersi: è il meccanismo che rompe i materiali porosi posati all'aperto. Per questo è il materiale delle scale esterne, dei camminamenti e delle zone di montagna.
Il klinker ha una gamma di pezzi speciali che pochi altri materiali offrono: gradini con naso toro o a becco di civetta, alzate abbinate, angolari destri e sinistri, zoccolini e pezzi per i cordoli. Su una scala esterna sono questi pezzi a fare la differenza fra un lavoro finito e uno rabberciato, e vanno ordinati insieme al pavimento perché hanno tempi di produzione più lunghi.
Serve un massetto con pendenza dell'1–2% per lo scolo dell'acqua, un adesivo cementizio C2 S1 deformabile e, sotto, una impermeabilizzazione continua. Le fughe vanno tenute larghe (5–8 mm) e stuccate con prodotti per esterni resistenti al gelo, e vanno previsti giunti di dilatazione ogni 3–4 metri: all'aperto il pavimento lavora con gli sbalzi termici, e senza giunti si solleva.
Pochissimo, perché non assorbe. La manutenzione è la più semplice di tutte: acqua e detergente neutro, o idropulitrice per gli esterni. L'unica attenzione riguarda le fughe cementizie, che possono trattenere sporco e muschio nelle zone ombreggiate: lì conviene una fuga per esterni a bassa porosità e una pulizia periodica.
Perché nel klinker il metro quadro di listino comprende già la fuga. Il conto non è fatto sulla superficie piena delle piastrelle, ma includendo il giunto di posa da 7–10 mm: in un metro quadro dichiarato ci sono quindi meno pezzi di quanti ne servirebbero a coprire un metro quadro pieno di materiale. È corretto così, perché quel giunto sulla parete o a terra esiste davvero ed è parte del sistema — nel klinker la fuga non è un ripiego estetico, è ciò che assorbe i movimenti termici di una facciata o di una scala esposta. Vale per tutto il klinker che trattiamo, Röben e Ströher compresi. La conseguenza pratica: non aggiungere di tuo un'ulteriore percentuale per le fughe, perché la staresti contando due volte; lo sfrido di taglio, quello sì, va messo come su ogni altro materiale.
🪵 Parquet in Legno
Legno vero: caldo, silenzioso, rigenerabile. L'unico pavimento che si può levigare e riportare a nuovo.
Il massello è un unico pezzo di legno nobile, spesso 14–22 mm: si leviga quattro o cinque volte e dura generazioni, ma chiede umidità ambientale controllata. Il multistrato (detto anche prefinito) ha uno strato nobile di 2,5–4 mm incollato su strati incrociati di supporto: si muove tre o quattro volte meno del massello ed è l'unico adatto al riscaldamento a pavimento. Le norme di riferimento sono la UNI EN 14342 e, per il multistrato, la UNI EN 13489.
Dipende dallo spessore dello strato nobile, ed è la domanda giusta da fare quando si confrontano due prodotti. Un massello si leviga 4–5 volte. Un multistrato con 4 mm di nobile si leviga 2–3 volte; con 2,5 mm una volta sola. Sotto i 2 mm la levigatura non è più possibile e il pavimento, a fine vita, si sostituisce.
Lavoriamo soprattutto sul rovere, che con una durezza Brinell intorno a 3,7 perdona i graffi e accetta qualunque finitura. Trattiamo anche noce, frassino e le essenze esotiche. Oltre all'essenza conta la scelta, cioè quanti nodi e variazioni di tono si accettano: una scelta Natur ha più carattere e costa meno di una Select uniforme, e su grandi superfici spesso rende meglio.
Sì, ed è un passaggio che non si salta: 48–72 ore con i pacchi chiusi nell'ambiente di posa, così il legno si equilibra con la temperatura e l'umidità del locale. Il massetto va verificato col metodo al carburo: umidità residua sotto il 2%, e sotto l'1,7% se c'è il riscaldamento a pavimento. La gran parte dei problemi sul parquet nasce da questa verifica saltata.
Cambia il modo in cui si mantiene. L'olio penetra nel legno e si ravviva ogni 1–2 anni, ma si ritocca a zone: una macchia si recupera senza toccare il resto del pavimento. La vernice forma un film che resiste di più all'usura quotidiana, ma quando si consuma va rifatta tutta. Per una famiglia con animali o bambini l'olio è spesso più pratico proprio per la riparabilità.
Panno in microfibra appena umido e detergente neutro specifico. Vanno evitati l'acqua abbondante, il vapore e i detergenti aggressivi. Due accorgimenti valgono più di qualunque prodotto: feltrini sotto ogni mobile e sedia, e umidità dell'aria fra il 45 e il 65%. Un legno tenuto in ambiente troppo secco d'inverno apre le fughe, e non è un difetto del pavimento.
▤ SPC
Stone Plastic Composite: rigido, impermeabile, stabile al calore. Il vinilico da posare anche sotto una vetrata.
SPC sta per Stone Plastic Composite: il nucleo è una miscela di PVC e polvere di pietra, quindi rigidissima e completamente impermeabile. Il laminato ha invece un'anima in HDF, cioè legno pressato, che con l'acqua si gonfia in modo irreversibile. Sono due prodotti che si somigliano in superficie e si comportano in modo opposto a contatto con l'acqua.
Sì, è uno dei suoi punti di forza: il nucleo minerale non assorbe acqua e non si deforma. Resta una sola attenzione, che vale per tutti i pavimenti flottanti: il giunto perimetrale lungo i muri va lasciato e poi coperto col battiscopa, e in bagno conviene siliconare il perimetro per impedire che l'acqua finisca sotto.
Perché la carica minerale gli dà una dilatazione termica molto bassa. Dietro una vetrata esposta a sud un vinilico flessibile o un WPC espanso possono dilatare e imbarcarsi; l'SPC resta stabile. È la ragione per cui lo consigliamo in verande, ingressi vetrati e stanze molto soleggiate.
Si posa flottante a incastro, senza colla: si cammina subito e la posa è reversibile. Il fondo deve essere asciutto e ragionevolmente planare — l'SPC perdona più di un LVT sottile ma non le gobbe — e va lasciato un giunto perimetrale di 8–10 mm su tutti i lati. Oltre la superficie continua massima indicata dal produttore serve un giunto di dilatazione: ignorarlo è la causa più comune dei pavimenti che si sollevano.
Sì, ed è tra i più adatti: lo spessore ridotto significa bassa resistenza termica, quindi il calore arriva quasi tutto. Va rispettata la temperatura massima di mandata indicata dal produttore, di solito 27–28 °C a pavimento, e l'impianto va riacceso gradualmente dopo la posa.
Panno umido e detergente neutro, nient'altro: non si tratta, non si olia e non si riverniciа. Le uniche attenzioni riguardano i segni: feltrini sotto i mobili, perché lo strato d'usura è sottile, e ruote morbide sulle sedie da ufficio, perché quelle dure lavorano come una fresa su qualunque vinilico.
▥ LVT
Luxury Vinyl Tile: pochi millimetri, silenzioso e caldo, con la resa di legno e pietra.
LVT sta per Luxury Vinyl Tile: doghe o quadrotte in PVC multistrato, con uno strato decorativo stampato e uno strato d'usura trasparente. Il linoleum è tutt'altro, un materiale naturale a base di olio di lino. Il laminato ha l'anima in legno pressato e teme l'acqua. L'LVT è vinilico in tutto lo spessore e in acqua non si muove. La norma di prodotto è la UNI EN ISO 10582.
Lo strato d'usura, non lo spessore totale. Sotto 0,3 mm siamo su un prodotto da camera da letto; 0,55 mm è lo standard che regge un negozio; 0,7 mm va su traffico intenso. Un LVT da 5 mm con poco strato d'usura dura meno di uno da 2,5 mm ben fatto.
Sono la classificazione della UNI EN ISO 10874 e dicono per quale traffico è pensato il pavimento. Le classi 21–23 sono residenziali (da camera a soggiorno con uso intenso); le 31–34 sono commerciali (da ufficio a grande distribuzione). Chiedere la classe è più utile che chiedere i millimetri: riassume in un numero la durata attesa.
L'LVT a colla (dryback) è sottile, 2–3 mm, molto silenzioso e stabilissimo, ma chiede un fondo perfettamente rasato perché ogni difetto si legge in trasparenza. L'LVT a click si posa flottante senza colla, è reversibile e più rapido, ma sale a 4–5 mm. Se lo spessore disponibile è minimo — per esempio per non toccare le porte — la scelta è la colla.
Panno umido e detergente neutro, senza trattamenti periodici. Le attenzioni sono due: feltrini sotto i mobili, perché lo strato d'usura è sottile e una gamba metallica lo incide, e zerbino all'ingresso, perché a opacizzare un vinilico sono la sabbia e il pulviscolo, non i passi.
▧ WPC
Wood Plastic Composite: il vinilico che punta sul comfort, morbido sotto il piede e silenzioso.
WPC sta per Wood Plastic Composite: il nucleo è PVC espanso caricato con farina di legno, quindi più spesso (5–8 mm) e leggermente comprimibile. Lavora come un materassino incorporato: il passo è attutito, il rumore verso i piani sotto è minore e la superficie risulta più calda a piedi nudi.
Cambia l'anima. Il WPC ha nucleo espanso: il più confortevole e silenzioso, la scelta della casa. L'SPC ha nucleo minerale: rigido, stabile al calore, sopporta carichi maggiori — la scelta dei negozi e delle stanze molto soleggiate. L'LVT a colla è il più sottile e stabile, ma vuole un fondo perfettamente rasato.
In casa sì, senza problemi. Sotto carichi concentrati molto alti — una libreria piena a tutta parete, un pianoforte, scaffalature di negozio — un nucleo espanso cede leggermente più di uno minerale, e in quei casi la scelta corretta è l'SPC. Per l'arredo domestico normale il WPC è adeguato, con i soliti feltrini sotto i piedi dei mobili.
Flottante a incastro, senza colla: è fra le pose più rapide che esistano e si cammina subito. Il nucleo più spesso supera piccole irregolarità del fondo che metterebbero in crisi un LVT sottile. Restano obbligatori il giunto perimetrale di 8–10 mm e i giunti di dilatazione oltre la superficie continua massima indicata dal produttore.
Sì: dietro vetrate esposte a sud senza schermature. Il calore diretto e prolungato fa dilatare un nucleo espanso più di uno minerale, e in quelle posizioni conviene l'SPC. Va anche verificata la resistenza termica totale del pacchetto se c'è il riscaldamento a pavimento, perché è più alta di quella di un LVT sottile e il calore arriva più lentamente.
◇ Mosaico Vetroso
Tessere di vetro che rifrangono la luce: piscine, docce, hammam e superfici che cambiano con le ore.
È un rivestimento composto da tessere di vetro colorato in pasta, una tecnica che a Ravenna ha duemila anni di storia. A differenza della ceramica il vetro non assorbe acqua e non si macchia, quindi è la scelta naturale per piscine, docce, hammam e piani di bagni. Soprattutto, è l'unico materiale che rifrange la luce invece di rifletterla soltanto, e cambia aspetto con l'ora del giorno.
Le tessere vanno dal micro-mosaico di pochi millimetri fino ai 5×5 cm, montate su rete o su carta in fogli da comporre. Le finiture spaziano dall'opaco al lucido, dall'iridescente alla foglia d'oro e d'argento. Esistono anche i degradé, cioè composizioni già progettate che sfumano da un colore all'altro su una parete intera.
Il mosaico su rete ha il supporto sul retro e si posa come una piastrella, con la rete verso l'adesivo. Quello su carta ha il foglio sul davanti: si posa con la carta a vista e la si bagna e rimuove a presa avvenuta. In entrambi i casi serve un adesivo bianco — un adesivo grigio traspare attraverso il vetro e ne spegne il colore — e un fondo perfettamente planare.
Con tessere piccole la superficie di fuga è enorme rispetto al materiale, quindi lo stucco conta moltissimo. In piscina, nelle docce e negli hammam si usa lo stucco epossidico (classe RG della UNI EN 13888): non assorbe, non si macchia e resiste ai prodotti di trattamento dell'acqua. Negli ambienti asciutti può bastare un cementizio CG2 idrorepellente.
Il vetro in sé è facilissimo: detergente neutro e panno morbido. Il punto delicato sono le fughe, soprattutto se cementizie: vanno evitati i prodotti acidi, che le corrodono, e gli abrasivi, che opacizzano le tessere lucide e la foglia metallica. Con fughe epossidiche la manutenzione si riduce a quasi nulla.
🧪 Prodotti Chimici
Adesivi, stucchi, primer e impermeabilizzanti Mapei e Kerakoll: la parte che non si vede e che fa durare il lavoro.
Sono la classificazione della UNI EN 12004. La C indica cementizio, il 2 che è "migliorato" (adesione sopra 1 N/mm²). La E è il tempo aperto esteso, utile d'estate e sulle superfici grandi; la T è la resistenza allo scivolamento, indispensabile a parete. S1 e S2 indicano la deformabilità, ed è la sigla più importante: sul riscaldamento a pavimento e sui grandi formati l'S1 è il minimo.
Lo stucco cementizio migliorato (classe CG2 della UNI EN 13888) va bene in casa, in tutte le stanze e anche in bagno se idrorepellente. Lo stucco epossidico (classe RG) non assorbe nulla e resiste agli acidi: è obbligato in piscina, nelle cucine professionali e ovunque si lavi con prodotti aggressivi. Costa di più e chiede una mano esperta, ma nei posti giusti non ha alternative.
Su fondi molto assorbenti (massetti freschi, anidrite, cartongesso) il primer regola l'assorbimento e impedisce che il supporto beva l'acqua dell'adesivo prima della presa. Su fondi non assorbenti (pavimenti esistenti, resine, metallo) serve il contrario: un primer aggrappante che dia al collante qualcosa a cui attaccarsi. È il passaggio che si salta più spesso in cantiere.
Sì, sempre. Una piastrella in gres è impermeabile, ma il pavimento nel suo insieme non lo è: l'acqua passa dalle fughe e dagli angoli. Sotto un piatto doccia a filo, in un bagno turco, su un terrazzo o un balcone la guaina è obbligatoria, con nastri di rinforzo negli angoli e nei raccordi parete-pavimento. Costa poco e, se manca, si scopre anni dopo dal soffitto del vicino.
Trattiamo la gamma Mapei e Kerakoll: cere protettive e oli di manutenzione per il parquet, detergenti deceranti, disincrostanti acidi tamponati per la pulizia di fine cantiere su gres, klinker e cotto, e trattamenti specifici per il cotto naturale. Per il quotidiano valgono i detergenti neutri a pH 7: gli acidi attaccano fughe e cotto, gli alcalini forti rovinano le finiture oliate del legno.
📦 Ordini, Preventivi e Consegna
Come chiedere un preventivo, cosa serve saperlo e come arriva la merce.
Sì, e sono senza impegno. Puoi usare il preventivatore online, che calcola prezzi, sconti e trasporto in pochi minuti, oppure scriverci: bastano i metri quadri e una foto dell'etichetta se hai già un campione.
La regola pratica è un 10% in più per gli sfridi su una posa dritta, che sale al 15% su posa diagonale, a spina o su stanze molto frastagliate. Conviene sempre ordinare tutto insieme: le piastrelle hanno un numero di tono e calibro, e un riordino successivo può arrivare da una partita diversa, con una lieve differenza di colore.
Controlla prima di posare, sempre. Le condizioni generali dei produttori sono nette su due punti: nessun reclamo oltre otto giorni dal ricevimento della merce, e nessun reclamo su materiale già posato o di sottoscelta. Non è una clausola ostile: una volta che la piastrella è sotto l'adesivo, nessuno può più stabilire se il difetto c'era prima o è nato in cantiere. In pratica: apri le scatole appena arrivano — non solo quella in cima — confronta tono e calibro fra un bancale e l'altro, e se qualcosa non torna fermati e chiamaci prima che il posatore cominci. Un bancale sbagliato si sostituisce in pochi giorni; un pavimento già posato no.
Perché è così che vendono le fabbriche: quasi tutti i listini prevedono la consegna solo in confezioni intere. Il Ferrone lo scrive nelle condizioni generali, Kerakoll distingue fra articoli a collo intero e articoli a bancale intero, Technolam fa pagare sempre la lastra intera anche quando ne serve mezza. Se servono 23,4 m² e la scatola è da 1,44 m², il conto si ferma a 17 scatole, cioè 24,48 m². L'eccezione è il parquet Meda: il suo listino non pubblica i dati di imballo, quindi si vende al metro quadro esatto. Il preventivatore fa questo arrotondamento da solo, così il totale che leggi è già quello ordinabile.
Spallettizzato vuol dire prendere meno di un bancale intero, e costa di più. Il Ferrone stampa due prezzi per ogni articolo, uno a pallet completo e uno a pallet frazionato. Casalgrande Padana addebita 20 € a pallet quando non si ritira il bancale pieno; Röben e Ströher 20 € a spedizione, più 12 € per l'Europallet. La conseguenza pratica: quando la quantità è vicina al bancale conviene quasi sempre arrivarci, perché il materiale in più costa meno del supplemento che si evita — e in compenso resta di scorta per una sostituzione futura.
Da parte nostra no, ma alcune fabbriche sì, e il supplemento finisce nel preventivo. Il Ferrone addebita 25 € sotto i 100 € di merce; Casalgrande Padana 20 € sotto i 120 €; Antico Filò maggiora del 10% sotto i 25 m², e del 30% sui riordini, perché per la fabbrica un completamento costa più di un ordine nuovo; Meda Parquet del 50% sotto i 10 m². Per una quantità piccola conviene quindi accorpare tutto in un ordine solo, oppure orientarsi su un marchio senza minimo: il preventivatore mostra il totale con questi supplementi già dentro, non dopo.
Conta parecchio, perché il trasporto si paga a peso. Sui circa diecimila articoli del nostro catalogo che dichiarano il peso, i valori tipici al metro quadro sono: gres e ceramica intorno ai 21 kg, lastre sottili sui 14, cotto sui 24 e molto di più nei pezzi spessi da esterno, mosaico sui 14, parquet in legno sugli 8. Tradotto: 100 m² di gres sono poco più di due tonnellate, gli stessi 100 m² di parquet meno di una. È il motivo per cui, a parità di distanza, la consegna incide molto meno su un pavimento in legno che su uno in cotto.
Perché il listino, per quelli, un prezzo non lo pubblica. Sicis nelle 265 pagine della collezione Glass Artistic stampa sette prezzi in tutto: il resto è lavorazione su misura, e una cifra si fa solo sul progetto. In Arcea i codici che finiscono con i puntini sono famiglie di colore, e la tinta si concorda in fase d'ordine. Questi articoli si trovano lo stesso cercando sul preventivatore, che li mostra dicendo apertamente che il prezzo va chiesto invece di inventarne uno: basta lasciare un contatto e rispondiamo con la quotazione.
Il nostro punto di riferimento è San Lazzaro di Savena, e serviamo tutta la provincia di Bologna. Consegniamo anche fuori regione: il trasporto viene calcolato sulla destinazione e sul peso, e il preventivatore online lo include già nel totale se indichi città e CAP.
Tutti i materiali da costruzione sono soggetti alla marcatura CE del Regolamento europeo 305/2011, e per ognuno il produttore emette una Dichiarazione di Prestazione (DoP): è il documento da chiedere sempre, e lo forniamo su richiesta. Le norme di prodotto cambiano da materiale a materiale: UNI EN 14411 per le piastrelle di ceramica con le prove della serie ISO 10545, UNI EN 14342 per il parquet, UNI EN ISO 10582 per i vinilici con le classi d'uso della 10874. Per la posa contano la UNI EN 12004 (adesivi), la UNI EN 13888 (stucchi), la UNI EN 13501-1 (reazione al fuoco) e, per la scivolosità, la UNI EN 16165 con i metodi DIN 51130 e 51097.